L’agroecologia nell’agenda politica: il documento di Terra Comune su cibo e agricoltura

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Domenica 18 ottobre, a Roma, nella sede di Libera, l’alleanza Terra Comune ha presentato alle forze politiche il suo documento di proposte sul cibo e sull’agricoltura. Per AIDA questo è stato un momento chiave per promuovere l’agroecologia negli spazi e nei programmi politici.

Per troppo tempo l’agroecologia è stata trattata come una nicchia: un tema da convegno, da ricerca, da buone pratiche locali. Quando si parla di programmazione nazionale, di PAC, di bilancio, la parola spesso sparisce. Il 18 ottobre è successo il contrario: se n’è parlato davanti alle leader e ai leader dei partiti, e i temi su cui si sono impegnati sono punti nei quali l’agroecologia ha un ruolo centrale. Ed è stato detto molte volte come l’agroecologia sia la via maestra verso la trasformazione sostenibile dei nostri sistemi agricoli e alimentari.

Il documento di Terra Comune: l’agroecologia al centro

Il documento di Terra Comune, Un cibo che nutre, un’agricoltura che cura, raccoglie 90 proposte e 8 azioni prioritarie. È frutto del lavoro di organizzazioni agricole, ambientaliste e sociali, realtà del biologico, biodistretti, sindacati, comitati e Gruppi di Acquisto Solidale. AIDA ha contribuito alla sua stesura.

L’agroecologia attraversa tutto il testo. C’è nella riforma della PAC, nella riconversione degli allevamenti intensivi, nel sostegno al biologico, nelle politiche locali del cibo, nell’innovazione. Il documento è consultabile nella versione ufficiale a questo link: Un cibo che nutre, un’agricoltura che cura.

Cosa abbiamo sentito dalle forze politiche

All’assemblea sono intervenuti Elly Schlein (Partito Democratico), Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana), Angelo Bonelli (Europa Verde) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle). Il documento sarà presentato anche a tutte le altre forze politiche.

Elly Schlein ha parlato di società della cura e di giustizia climatica e sociale come punti imprescindibili, e si è impegnata per una legge contro il consumo di suolo, per mettere le aree interne al centro del sostegno della PAC e per le comunità energetiche.

Nicola Fratoianni ha richiamato le aree marginali. Angelo Bonelli ha parlato del diritto al cibo e a un’alimentazione sana per tutte e tutti, della legge europea sul ripristino della natura, del rischio di accaparramento delle terre da parte dei fondi di investimento, del recupero delle aree interne, e ha nominato esplicitamente l’agroecologia.

Giuseppe Conte ha legato sicurezza climatica e sicurezza alimentare, ha parlato di diritto all’acqua pulita e di giusto prezzo, contro la produzione pagata sottocosto.

Tutti i leader hanno apprezzato il sottotitolo del documento di Terra Comune, “Terra non guerra”, citando la connessione tra cibo e pace e prendendo le distanze dall’aumento delle spese per gli armamenti militari.

L’agroecologia è la risposta che tiene insieme questi temi

Diritto al cibo, giustizia sociale, aree marginali: sono i temi su cui le forze politiche presenti si sono trovate d’accordo. Sono anche i temi su cui l’agroecologia ha qualcosa di concreto da proporre. Per AIDA questi tre temi non sono battaglie separate. L’agroecologia è ciò che li tiene insieme.

“Non c’è giustizia con modelli di produzione agroindustriali che distruggono, invece di salvaguardare, territorio e risorse naturali. […] Non c’è agroecologia se il cibo buono è solo per chi può permetterselo.” (dal documento di Terra Comune)

L’agroecologia, intesa come scienza, pratiche e movimento sociale, deve diventare un riferimento delle politiche agricole, della ricerca e dell’innovazione, per un modello che coniughi sostenibilità ambientale, giustizia sociale e redditività.

Un’agricoltura meno dipendente da input acquistati sui mercati globali, fondata sulla fertilità dei suoli, sulla diversificazione produttiva e sulle filiere corte, è quella che può tenere insieme autonomia produttiva, tutela dell’ambiente, reddito degli agricoltori e accesso al cibo.

Nelle aree interne significa valorizzare i pascoli e i territori marginali e remunerare chi presidia e cura il territorio. È su questo che AIDA porta il suo contributo scientifico e tecnico.

L’intervento di AIDA

Per AIDA è intervenuto il consigliere Gaio Cesare Pacini, che si è soffermato sul settimo punto del documento: come creare innovazione per l’agroecologia e non per l’agroindustria.

L’innovazione per la transizione agroecologica deve mettere in primo piano le aziende piccole e medie, le aree marginalizzate dal modello dominante, i giovani. Deve essere aperta, decentralizzata e democratica, con gli agricoltori al centro di ogni processo: che si tratti di tecnologie per i contesti difficili, come le aree interne o i terreni in forte pendenza, o di piattaforme digitali che accorcino la distanza fra chi produce e chi compra.

La digitalizzazione va gestita con attenzione, perché porta con sé impatti ambientali, perdita di saperi tradizionali e concentrazione di potere a scapito dell’autonomia di chi coltiva. “La tecnologia deve ridurre la fatica e liberare il tempo di chi lavora, ma non cancellare il sapere e la creatività dell’esperienza umana”, ha detto Pacini.

Gli strumenti digitali possono servire la transizione solo se sono progettati insieme agli agricoltori e alle comunità.

È su questo terreno che AIDA si impegna. “AIDA c’è e si vuole impegnare per supportare su base scientifica e tecnica le aziende che vogliono intraprendere percorsi di transizione agroecologica”, ha concluso Pacini.

Uno sguardo al futuro

Il 18 ottobre è un punto di partenza. Il compito di AIDA è fare in modo che l’agroecologia resti nel discorso politico portando dati, esperienze e strumenti a chi deve decidere, e lavorando con chi coltiva per rendere la transizione possibile.